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Dall’Europa all’Asia via terra

C’era un tempo in cui gli unici stranieri visti in Nepal erano quei viaggiatori con il coraggio di attraversare il mondo via terra. Quando i voli avevano prezzi improponibili e il tragitto era ignoto e azzardato, i primi turisti in Nepal erano avventurose anime in viaggio.
Stanchi del materialismo, conformismo e consumismo occidentale, hanno raccolto un paio di pantaloni, quattro magliette, un maglione, due soldi e via, verso un viaggio di scoperta di un sé nascosto in terre straniere.
Questa “missione” via terra dall’Europa all’Asia, generalmente terminava qui a Kathmandu, precisamente a Jhochhen Tole. Una zona nota per il suo ritmo shanti, tollerante e tranquillo e per i numerosi negozi di marijuana, i quali hanno continuato a vendere legalmente fino al ’72 (e una decina di anni a seguire senza permessi).

Freak Street è diventata, e rimane ancor oggi, una meta popolare per molte menti aperte, libere, provocanti e in ricerca, i così chiamati- Freaks.

Prima di arrivare a Kathmandu tutto ciò che sapevo di questi lunghi erano le storie dagli anni ’60-‘70, in un certo modo ispirata dai racconti, ho cominciato anche io a muovermi via terra, per la maggior parte in autostop. E dopo cinque anni di viaggio e di vita nei paesi dell’Est Africa, Medio Oriente, Balcani, Caucaso, Europa e Asia – sono arrivata in Nepal, dove, come è successo a molti altri negli anni dei fiori, mi sono sentita a casa e presto stabilita in un pacifico villaggio tra l’Himalaya.

Di recente mi sono trovata seduta di fronte a un piatto di momo (ravioli tibetani) lungo Freak Street, in compagnia di un nostalgico, stravagante pensionato Veneto,
“Trent’anni fa questa strada era piena di giovani barbuti!” sbraitava, “eravamo contemplatori di esistenza, peregrinavamo filosofeggiando dall’Eden cafe’ allo Snow Man con una tazza di chai in una mano e una canna nell’altra. Nessun comportamento assurdo o stravagante poteva sorprendere la gente in questa strada, ci sentivamo liberi di essere.”
“Senza tutti questi voli a basso costo, gli unici giovani che riuscivano arrivare fin qui erano quelli con l’audacia di passare attraverso la Turchia, il Kurdistan, l’Iran, l’Afghanistan, il Baluchistan, il Pakistan, e cosi via… Li vedi ora questi turisti? Indossano i pantaloni più tecnologici per la scalata più tecnologica, perdiana!”
Ad intervalli interrompevamo il discorso per un morso ai momo ormai intiepiditi. Annuivo all’anziano semi-meditato, e con la mente cercavo di visualizzarlo giovane, vent’enne, ingenuo ed eccitato.
“Il teletrasporto esiste già!” continuava l’Italiano bofonchiante, “possiamo attraversare l’intero globo in una giornata. Tutti si intrattengono con grandi parlate di modernizzazione e sviluppo, ma a me pare che lo sviluppo ci stia arrivando al collo.”
Riconosco ciò di cui parlava, con il quietarsi della situazione maoista il Nepal sta diventando una rinomata destinazione turistica, con tutti i cambiamenti che ne implica. In Freak Street, i negozi di marijuana sono stati sostituiti da internet point e ordinari ristoranti e il principale centro turistico si è spostato all’area di Thamel.
Soprannominata “il lunapark per turisti”, è una zona costruita appositamente per questa nuova ondata di stranieri. Con hotel costosi, pubblicità, ristoranti di lusso, musica dal vivo e stuzzicante vita notturna.

Ma lo spirito dei primi viaggiatori venuti via terra non è morto. Viaggiando nel nuovo millennio ho incontrato incredibili giramondo di ogni età e sfondo culturale, che hanno intrapreso i viaggi più spettacolari e stimolanti. Seimila miglia di deserti, alte montagne e strade sterrate, in auto, motocicletta, furgone, in bici, a piedi, in autostop, su asini, in deltaplano e anche in monociclo.

La loro testimonianza ci ispira e incoraggia a sognare più forte e più grande, a mettere i sogni in vita attraverso scelte e averne fiducia.
Queste vecchie anime seguono un sentiero più semplice, preferendo il viaggio coi piedi al suolo e la mente al cielo.
Lasciando che lo spazio li muova organicamente e che il tempo passi a sé con naturalezza.

Di tanto in tanto incontro viaggiatori che dopo aver attraversato l’hippy trail (il tragitto in direzione dell’India negli anni ‘60), fino a Kathmandu, non lasciarono più il paese.

Il make-up di Freak Street e Kathmandu si sta commercializzando, ma lo spirito dei ‘primi turisti’ in Nepal continua a vivere luccicante. Lo si può ripescare negli ostelli meno costosi di Freak Street, nelle note di musica rock versate dalle finestre della città, e in quelli che continuano a versarle.

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From Europe to to Asia by land

There was a time the only foreigners you could see in Nepal were those travelers with the guts to cross the world by land.

When airfares were unaffordable and the route still hazardous and unknown, the first tourists of Nepal were souls on a journey.

Tired of western materialism, conformity and consumerism, they packed their rucksacks, took the little money they had and hit the road Eastwards on a trip to discover a different self in a foreign world.

This overland “mission” from Europe to Asia generally ended here in Kathmandu, specifically Jhochhen Tole.
Known for its laid back pace and liberal marijuana laws (shops sold legally until 1972), “Freak Street” became a destination for many daring, free spirited and open minds.

Before coming to Kathmandu I knew these tales from the sixties and seventies. Following their inspiration, I came here via road. After about five years traveling, mostly hitchhiking, and living around Europe, Africa, the Middle East, and Asia —I arrived in Nepal and knew I had reached my destination and found a home.

Recently I found myself eating momos along Freak Street with a nostalgic, extravagant old Italian man.

“Thirty years ago this street was filled with long-bearded freaks!” He shouted.
“We were searchers of existence, wandering from one side of the road to the other, with a cup of chai in one hand and a joint in the other, talking philosophy. No insane behavior could surprise people in this street, we felt free to be.”

“Without all these cheap airlines, the only youngsters who could arrive here were the ones with enough courage to pass though Turkey, Kurdistan, Iran, Afghanistan, Pakistan and so on…Now you see these tourists? They wear the most professional trousers for the most professional mountain trek! Mamma mia!”
I laughed.
“Teleportation already exists,” the wrinkled old Italian continued. “We can cross the whole globe in one day. Everyone makes big talks about modernization and development, but I see the development coming up to our necks.” He was right, Nepal these days has become a well known tourist destination, with all the changes that it implies.

Freak Street travelers are now vastly outnumbered by Thamel tourists. Marijuana shops have been replaced by restaurants and cyber cafés and Thamel’s fields and farmhouses, have been developed into a tourist trap with countless trekking and rafting advertisements, hawkers on the street, fancy hotels, live music and a thriving night life.

But the spirit and way of the first travelers who came by land has not died. Travelling in this new millennium, I’ve encountered incredible travelers of all ages and backgrounds crossing 6000 miles of deserts, high mountains with landslides, and rough roads. By motorcycle, minibus, car, bicycle, or hitchhiking.
I met a man who peddled his rickshaw from Kathmandu to Spain, a Swiss couple on donkeys, two French crossing the world wholly on foot, and a man on unicycle (one wheeled bicycle).

Their dedication to traditional and creative ways of land travel writes new chapters in the collective story of the backpacking citizens of the world. Sometimes I meet older travelers who, after crossing the “60’s hippie trail” until Kathmandu, never left.

Their testimony inspires and encourages me to dream big and live out my dreams through my actions and choices. These old spirits follow a simpler path, preferring to travel by land and let the space move them organically. Time passes more naturally as a conception.
When it is time to move from one place to another the body and mind will speak, one only needs to listen to hear .

While the makeup of Freak Street and Katmandu may have been commercialized, the spirit of the original tourists of Nepal lives on through the message of classic rock songs spilling out from windows and those who continue to spill them.

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