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Il mercato di contrabbando a Peshawar, sul confine Afghano

Una cosa sempre rimasta impressa ai viaggiatori di passagio per Peshawar, eccetto l’hashish che costa meno dell’acqua, è il mercato di contrabbando.

Questa caratteristica città Pakistana lungo l’antica Silk Road Route, al confine con l’afghanistan, ospita il rinomato Sitara Market con le sue ‘irregolari’ bancarelle. Luogo dove la polizia non ha accesso, ma se sei straniero è possibile farci una passeggiata. Stand di diamanti, denaro fasullo, armi, bombe a mano, droghe, gambe finte, binocoli a visuale notturna, PC, libri, kit medicinali, pietre preziose, cibo in scatola e chewing gum – insomma tutto ciò che illegale, qui lo si può trovare a buon mercato, e in vendita accanto a frutta e verdura.

È possibile acquistare vecchi fucili lasciati dai tempi della presenza Britannica in Afghanistan nel diciannovesimo secolo, e revolver e divise militari sovietiche dall’occupazione Russa negli anni ’80.


“La maggior parte è merce rubata da container militari USA e NATO. I camion di rifornimenti vengono attaccati regolarmente lungo il loro tragitto dal porto di Karachi, attraverso il Khyber Pass, fino in Afghanistan,“ mi racconta Malek, un amico mercante.

“Almeno guadagniamo due soldi anche noi dall’invasione Americana,” borbotta divertito il venditore esilarante urtando il vicino di chiosco.
Scoppiamo tutti in risata e come sempre in queste parti di mondo, concludiamo la conversazione con una tazza di tè speziato al latte.

Prima di lasciare la bancarella il mio occhio cade su una piccola scatola metallica che riflette alla luce del sole, e prima di poter chiedere cosa contiene, l’anziano risponde ridendo: “Dubito che tu sappia guidare un carro armato!”.

A dispetto dell’impressione che può dare l’idea di un mercato illegale a cielo aperto, con il giusto approccio possiamo star sicuri di imbatterci in negozianti simpatici e ospitali, che ci offriranno divertiti le lettere private amorose dalle fidanzate dei soldati Americani per una ventina di Rupie (15 centesimi).

“Ho sentito alcuni comandanti Talebani discutere sul prezzo della tenuta di un soldato Americano,” ha detto Yusufzai in un’intervista.
Yusufzai ha avuto esclusivo accesso ai leader Talebani grazie alle sue intrinseche documentazioni nell’area. Tra vestiario, equipaggiamento e gadget vari, un soldato in combat supera il valore di mille dollari in Sitara market.

Per non parlare delle forniture elettroniche, computer, parti di motori, hardware contenenti informazioni militari confidenziali, ecc.. – questi container trasportano i meccanismi e la tecnologia più avanzata.

Tale ‘lacuna di salvaguardia’ dei supplementi americani sta aiutando sia dal punto di vista economico che tecnologico i Talebani e tutti i partecipanti.

“Quindi, mentre all’aeroporto ci tolgono le bottigliette di deodorante per questioni di sicurezza, in altre parti del mondo si accertano che il cosiddetto nemico rimanga buon socio di affari – procurandogli armi abbastanza valide da poter continuare a chiamarlo ‘pericolo’,” spiega uno studente tedesco in anno di scambio in Pakistan, intento a scrivere la sua tesi sull’economia di guerra presso l’universita’ di Islamabad.
“Lungo i 44 km tra Peshawar e Torkham sul confine Afghano, esistono 11 check-point con 300 guardie di sicurezza provenienti dai territori tribali (il Khasadar Force – tribal security recruits) immessi dal governo, per garantire un passaggio sicuro di persone e rifornimenti US e NATO,” Spiega Safeerullah Wazir, agente politico della regione tribale di Khyber.

“Ciò nonostante, il numero di persone implicate in questo “import-export” è talmente alto e vario che diventa quasi impossibile prevenire i saccheggi e il contrabbando dei beni. Le imboscate ai container coinvolgono militanti, locali dai territori tribali, uomini di affari, autisti di camion, e le stesse forze di sicurezza.” Raccontano alcuni residenti Peshawari.

Dal punto di vista di un viaggiatore di passaggio, la città è incantevole e i cittadini espansivi e accoglienti. Ne vale sinceramente la pena, fare visita a un’altra parte dello stesso mondo, testimoniarne l’incredibile ospitalità, e bere un’altra tazza di tè speziato al latte.

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